Le sculture realizzate e già collocate a Belpasso

Le opere del percorso scultoreo, disposte a partire da piazza S. Antonio, lungo la via Roma, fino al Giardino Martoglio e ancora fino in piazza Stella Aragona

L’ordine scelto per presentare le sculture è del tutto indicativo. Il visitatore può scegliere liberamente da dove iniziare il suo percorso.
Per maggiori informazioni è disponibile una mappa (clicca qui per vederla)

Figli di Efesto

Santo Bonaccorso

Santo Bonaccorso fa rivivere il mito greco del dio del fuoco e del vulcano Efesto che attraverso l’utilizzo del fuoco e dell’incudine crea la città di Belpasso. Il valore simbolico dell’opera è dato dal fuoco che sorregge una “scacchiera” che rimanda all’andamento urbanistico a maglie della città, risorta dalle sue stesse ceneri.

Santo Bonaccorso, Catania 1991.
Frequenta il corso di Scultura all’ABA di Catania. 2012 collettiva “Disegninsegni” al Museo E. Greco, Catania. 2013 tutor del progetto “Civitatis Arti ces”, Acireale; “Art Factory”, Catania;17° Concorso Internazionale Scultura da Vivere, Peano. Simposi, Riposto e Belpasso (CT); Premio Limen, Vibo Valentia. 2015 collettiva “Artisti di Sicilia. Nuovi talenti”, Catania; 1° Festival Internazionale delle Scuole d’Arte e Design FISAD, Torino.

Fire

Alex Rane

In uno dei quattro fondamentali elementi della natura incentra la sua attenzione Alex Rane, in un tributo al fuoco come fonte di energia, di forza e di purificazione. Nella superficie scultorea si evidenzia il continuo rapporto di parti levigate e parti ruvide, quest’ultime rafforzate da solchi che seguono armoniosamente la sinuosità della grande fiamma che tutto illumina, tutto distrugge, tutto ricrea.

"Migliore dalla cenere risorgo"

Nicola Iluzzi

Un linguaggio di sintesi formale viene usato da Nicola Illuzzi che da una sorta di cono vulcanico fa scendere materiale scomposto e caotico che fuoriesce dalla stessa base che lo supporta. La forza della struttura di contenere l’irruenza della natura che irrompe è un chiaro riferimento al vulcano, qui interpretato attraverso il dualismo caratterizzante la vita stessa nel suo eterno oscillare.

“Fiore dell’Etna"

Pier Giorgio Balocchi

La grammatica visiva utilizzata da Pier Giorgio Balocchi offre la possibilità di far scivolare lo sguardo su superfici morbide che contrastano con la durezza della pietra. Una abilità che annulla la pesantezza ed esalta, invece, una sorta di fiore che nelle pieghe disseminate principalmente nel blocco superiore manifesta tutta la sua vitalità tecnica.

Pier Giorgio Balocchi, Siena 1954.
Titolare della Cattedra di Scultura all’ABA di Carrara. Membro della Accademia delle Arti del Disegno di Firenze. Ha partecipato alla Quadriennale di Roma, Biennale di Venezia, Biennale del Bronzetto a Padova, Rassegna Internazionale di Arte Sacra in Vaticano, Biennale Internazionale di Scultura di Carrara, e a mostre e simposi in Italia e all’estero. Le sue opere si trovano in fondazioni e musei italiani e stranieri.

“Anima dell’Etna"

Simon Troger

In masse antropomorfe trova la sua congeniale espressione Simon Troger servendosi di un registro formale stilizzato. Linee rosse percorrono l’opera facendo così emergere l’anima profonda del Vulcano che, dietro la sua possenza, cela un mondo sotterraneo, inquietante, incontrollabile e temibile.

Simon Troger, Silandro (BZ) 1985.
Laureato in Conservazione e Restauro dei materiali lapidei e in Scultura a Carrara. Ha partecipato a simposi di scultura monumentale in Germania, Austria, Italia. Nel 2012 ha creato un gruppo di Arte Contemporanea G.A.P. (Glurns Art Point) e in veste di vicepresidente e art director ha aperto un prestigioso atelier. Ha esposto a Marina di Ragusa, a Scicli (RG) e lavorato a progetti su arte e valore economico.

“Progressione"

Graziano Finocchiaro

Un torso scolpito sul basalto lavico dalle fattezze che ricordano gli antichi kouros crea una linea di continuità tra passato e presente, offrendo all’osservatore un frammento che vuol riappropriarsi di un’armonia perduta ma indispensabile per la specie umana. Graziano Finocchiaro inserisce su un registro terreno la volontà di innalzarsi verso forme di spiritualità artistica.

“Rinascita"

Federico Alibrio

Il leggendario uccello prende forma attraverso la reinterpretazione che ne fa Federico Alibrio in una monumentale testa. Simbolo di rinascita per un luogo che deve far spesso i conti con madre-natura, terribile e benefica nel contempo, la Fenice sembra avere uno sguardo attento e vigile su ciò che la circonda e la tecnica di realizzazione ha la capacità di comunicare tale espressione che, altresì, viene enfatizzata dal profilo austero.

“Enkelados"

Gabriele Mondani

Un blocco di pietra che assume un aspetto antropomorfo diviene il luogo della trasformazione. Nel modellare il materiale Gabriele Mondani lo incurva dando vita ad una sagoma tormentata che abita l’immaginario mitologico e che diviene protagonista di fatti e leggende ancestrali. Sotto una fitta coltre di pieghe si intuisce la presenza di un corpo contrassegnato da una materia graffiata e lacerata che suscita inquietudine.

“Belpasso tra la sciara dell’Etna"

Salvatore Alibrio

Un volto ieratico dal rimando classico avvalora l’aspetto divinizzante dai tratti femminili. Un volto che non si presenta nella sua interezza ma rimane bloccato nella materia, a dispetto di una universalità voluta, agognata ma mai veramente raggiunta. Una sorta di odierna mitologia è quella di Salvo Alibrio, quasi a volerci rammentare che bellezza e perfezione come valore assoluto non appartengono alla contemporaneità.

“Globulare"

Fabio Tasso

Nel proliferare di forme sferiche di varie dimensioniche sembrano disporsi casualmente nell’opera di Fabio Tasso, spunta dal caos l’ordine in un continuo rimando tra controllo e casualità. Nell’ardua ricerca di una forma universale che attraversi il tempo, il Vulcano simboleggia il perdurare delle cose e delle forme.

Fabio Tasso, Savona 1990.
Diploma in Scultura presso l’ABA di Genova. Nel 2014 assegnazione del titolo di socio vitalizio del Museo la Permanente di Milano. Frequenta il biennio di Scultura all’ABA di Carrara. Ha partecipato a diversi simposi a Firenze, Bologna, Belpasso (CT), concorsi a Peano (CN), Milano, Carrara, mostre ad Arenzano (GE), Vibo Valentia, Bologna, Sassetta e Bibbona (LI), Marsciano (PG), Milano, Forte dei Marmi (LU), Carrara, Ripa (PG).

“Storia raccontata"

Sarah Atzeni

Sarah Atzeni nel suo libro di pietra evoca una storia millenaria fatta di stratificazioni culturali e di civiltà che si sono intrecciate e che hanno dato varie identità al nostro territorio. La conoscenza della Storia si “legge” tra le pagine orizzontali e verticali, restituite da una materia che gioca sulle zone lisce e ruvide del tempo.

Sarah Atzeni, Pietrasanta (LU) 1985.
Laureata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Carrara. Ha al suo attivo diverse partecipazioni a mostre personali, collettive e a simposi. Tra questi: IV Simposio Internazionale di Scultura in Alabastro, Volterra; V Simposio in Balatonfured, Ungheria; II Simposio Nazionale di Seravezza (LU); Biennale Internazionale di Montone; III Simposio Internazionale di Scultura Ponte di Ferro, Carrara.

"Io esisto. Tu esisti."

Domenico Morabito

Il linguaggio surreale usato da Domenico Morabito esalta l’idea di unità, interezza che annulla ogni differenza che invece è la risultanza di un concetto culturale e non naturale. La struttura compositiva si articola su una contrapposizione del fare e disfare, di cui il taglio simboleggia la ferita, la violenza.

Domenico Morabito, Catania 1976.
Laureato in Scultura all’ABA di Catania e abilitato in Discipline plastiche. Nel 1999 collabora alla realizzazione dell’opera del “Cero” di Arnaldo Pomodoro e partecipa al X Simposio internazionale Nantopietra per il giubileo del 2000; mostra concorso per il monumento storico ad “Alessandro Monteleone”, Portici. Ha partecipato al 1° Simposio di scultura a Reggio Calabria, al XXI Premio Firenze, Palazzo Vecchio.

“Surface"

Simonetta Baldini

Simonetta Baldini manipola la materia soffermandosi sul concetto della trasformazione. Dallo stato liquido a quello successivo di raffreddamento, la riflessione si concentra sulla forma. Linee e rientranze danno vita a contrasti chiaroscurali e l’equilibrio formale è retaggio di un rinascimento italiano riattualizzato.

Simonetta Baldini, Viareggio (LU) 1967.
Laureata in Scenografia a all’ABA di Firenze. Specializzazione in “ Arti Visive e Discipline dello Spettacolo “ all’ABA di Firenze e laureata in “ Arti Multimediali “ all’ABA di Carrara. Docente di Scenografia all’ABA di Firenze. Ha realizzato scenogra e per il teatro e la televisione, documentari su artisti e sculture monumentali. Ha partecipato a varie mostre, simposi, festival, eventi e convegni in Italia e all’estero.

"Geometrie di fuoco"

Pierluigi Portale

Pierluigi Portale crea una equilibrata contrapposizione tra fogge rigide e fluide, metafora di una stabilità che cela dentro di sé l’impetuoso movimento vitale. Su eleganti forme totemiche innesca un sottile gioco capace di annullare la dominante di un tutto geometrico o di un tutto informe che evocano la materia magmatica.

Pierluigi Portale, Catania 1991.
Laureato in Scultura all’ABA di Catania. Ha realizzato il Monumento alle vittime del mare, Catania; Ha partecipatoa simposi di sculutra: Riposto (CT); Belpasso (CT); al “Laboratorio aperto di scultura”, Zafferana Etnea (CT); Simposio Internazionale di Scultura “Premio A. Berti” S. Piero a Sieve (FI). Ha esposto a “Art Factory 03”, Catania; Gibellina, Budapest, Cuneo.

“Terra Madre"

Manfred Reinhart

Dal blocco di pietra una forma umana si libera. Manfred Reinhart dalla terra madre fa emergere un busto il cui braccio, però, è tenuto da una mano. Il contrasto tra la plasticità e la parte non lavorata richiama non soltanto un piacere visivo e tattile ma stimola un pensiero critico sulla libertà di pensare, esprimersi e di agire.

Manfred Reinhart, (Germania) 1964.
Studia scultura all‘Accademia di Belle Arti di Carrara dal Prof. Pier Giorgio Balocchi.Numerose sono le esposizioni presso gallerie, musei e istituti di cultura, i lavori su commissione e i simposi in Germania e all’estero. Tra questi:- Simposio internazionale di scultura a Nanto/Vicenza - Italia - Simposio internazionale di scultura a Sozopol/Bulgaria- Simposio internazionale di scultura a Wunsiedel.

“La Fenice"

Umit Turgay Durgun

Umit Turgay Durgun si orienta su una struttura schematica che rammenta una sorta di veliero concepito secondo una sintesi formale equilibrata e ben studiata. Elementi lanceolati disposti su un lato dell’opera, pezzi di pietra aggiunti a formare una cerniera, rendono ancor più complessa e avvincente l’articolata composizione.

Umit Turgay Durgun, Istanbul (Turchia) 1984.
Scultore e graffitista, diplomato al Macka Akif Tuncel Anatolica in arti plastiche, ha proseguito gli studi presso la facoltà di Marmara Università di Belle Arti, sezione scultura. Laureato all’Accademia di Belle Arti di Carrara dove continua a lavorare. Ha esposto in Turchia diverse volte. Simposi internazionali in Italia, Egitto, Iran, Turchia. Attualmente sta lavorando ad un nuovo progetto per la sua prima mostra personale in Italia.

“Omaggio a Polifemo"

Sarj Cadgas

Un intreccio fitto di fasce avvolge una struttura che si impone come fosse un monolite dal quale, nell’estremità superiore, affiora una forma oculare che sembra tutto osservi, tutto controlli. Una forma totemica e mitologica, quella di Cagdas Sari che evoca simboli e archetipi propiziatori, di un passato remoto che si rinnova per mezzo di una sensibilità dell’oggi.

En los ojos de Polifemo

Marta Fresneda Gutiérrez

Marta Fresneda Gutièrrez ripensando alla mitologia di una terra di Sicilia abitata dal Ciclope dà forma ad un grande occhio, un foro dal quale possiamo osservare e dal quale passa la luce che lambisce la pupilla. Foro che coincide virtualmente con l’occhio di Polifemo. Sta a noi farci accecare o imparare a guardare.

Marta Fresneda Gutierrez, (Spagna) 1984.
Laurea in Belle Arti in Scultura, Università di Sivigliae Biennio Specialistico in Progettazione plastica per la scenogra a teatrale, Accademia di Belle Arti di Firenze.Master in disegno gra co presso da “Online Formadores”. Ha partecipato a mostre collettive, personali, premiazioni e simposi in Italia e all’estero. Sue opere pubbliche si trovano in Spagna, Italia e Francia.

“Cerchi d’acqua"

Yoshin Ogata

Yoshin Ogata insiste su un concetto esistenziale della mitologia giapponese che concerne il genere umano e ogni forma vivente: quello dell’eterno ritorno, del ciclo vitale che egli rappresenta ricavando dalla pietra la forma dell’acqua attraverso l’idea della goccia che si amplia in cerchi concentrici e in linea trasversale.

Yoshin Ogata, Miyakonojo (Giappone) 1948.
Espone le sue prime sculture al Shinseisaku-Kyoukai diTokyo e nel 1970 si trasferisce a Londra dove studia al British Museum. Dopo un lungo viaggio attraverso l’Europa si reca negli Stati Uniti e in Messico. Nel 1971 arriva in Italia e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Da Milano si trasferisce a Firenze, Roma e poi Carrara. Ha realizzato sculture monumentali in Italia e all’estero ed ha partecipato a mostre, simposi, biennali a livello nazionale e internazionale.

La scultura è in fase di collocazione

“Outside"

Selene Frosini

L’energia della materia, in una inarrestabile metamorfosi, porta a originare altra materia che, nell’opera di Selene Frosini assume forma molecolare autogenerante. Fogge compatte si scontrano/incontrano con elementi sferici che muovendosi assurgono a metafora di un pensiero dinamico, sempre in divenire.

Selene Frosini, Pontedera (PI) 1988.
Diplomata in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Lavora presso Studi D’arte Cave Michelangelo. Ha partecipato a concorsi internazionali e simposi: 2nd Art Passage Bad Schlema Simposio Internazionale di Scultura; Sustainable Exhibition RECYCLE, Milano; XIII Simposio di Scultura “Premio Antonio Berti”; Carrara Marble Week.

“Strati di lava"

Francesco Paglialunga

Da una fenditura della madre-terra fuoriesce l’elemento di rigenerazione, di eterna rinascita, di continua inseminazione vitale. Fogge restituite con evidente morbidezza, da far pensare ad una materia che si liquefà, è il risultato del lavoro di Francesco Paglialunga. E’ quasi un rito e un inno alla fertilità di un codice iconografico che si avvale di tutta una simbologia primordiale.

“Ritratto di Efesto"

Matteo Zeni

Matteo Zeni rappresenta, secondo un suo modo di vedere il linguaggio dell’arte, questa figura di uomo, stilizzato, quasi totemico, con linee pure, dritte, che vanno a disegnare questo volto scarno. Una sua scelta, un modo di rappresentare l’anatomia umana, un ritratto in scultura. Equivale a un tornare molto indietro, quasi a un archetipo, a simboli ancestrali, ad antiche sculture primordiali. Lo sceglie uomo, potrebbe essere Efesto o Vulcano, il Dio delle Armi che all’interno del ventre dell’Etna sta lavorando. Infatti c’è un suo simbolo, l’incudine, incastrato sulla testa. Simbologie che non possono passare inosservate in un territorio così ricco di storia.

“Dalle ceneri rinasco"

Elias Naman

Il maestro siriano Elias Naman rappresenta la Fenice che risorge dalle ceneri. Di solito rappresentata attraverso un uccello fantastico, qui invece è una donna. Del resto i catanesi chiamano l’Etna “a muntagna”, al femminile. Il linguaggio concettuale veicola un messaggio: la donna che guarda sempre verso il futuro, il rigenerarsi, la rinascita, a ogni caduta c’è un sapersi rialzare. L’Etna riesce sempre a duellare tra la vita e la morte, un dualismo che è la metafora della vita stessa.

La scultura è in fase di collocazione

Opere scolpite da artisti e artigiani locali (fuori Simposio)

“Ex flamma plena"

Giovanni Grasso

“I figli dell'Etna"

Mario Morabito

"Paese Nostro"

Laura Simi

“Donna, dono di vita"

Pippo Caudullo

"Belpasso, la Città delle 100 Sculture" è un progetto dell’amministrazione comunale di Belpasso
www.comune.belpasso.ct.it

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